La casa nel bosco

12 Gennaio 2026

Abstract

Le criticità nelle condizioni abitative, le lacune educative e di salute e soprattutto l’isolamento sociale dei minori giustificano la sospensione della responsabilità genitoriale, l’allontanamento dei minori dall’abitazione familiare e il loro affidamento esclusivo al Servizio Sociale.

Il caso

Protagonista del caso mediatico della cd. casa nel bosco è una coppia anglo-australiana che vive isolata in un casolare nei boschi in provincia di Chieti con i tre figli minorenni.

Dall’accesso al pronto soccorso da parte della famiglia per un’intossicazione da ingestione di funghi, il Servizio Sociale è giunto a conoscenza e ha segnalato la condizione di sostanziale abbandono dei minori, data dalla situazione abitativa insalubre, l’assenza di istruzione e di assistenza sanitaria.

A seguito della segnalazione, il Pubblico Ministero ha chiesto al Tribunale di limitare la responsabilità dei genitori con affidamento dei minori al Servizio Sociale e il Tribunale per i minorenni di L’Aquila ha accolto la richiesta dapprima in via cautelare e poi con ordinanza definitiva del 20 novembre 2025.

Contro il provvedimento del Tribunale è stato presentato reclamo dagli avvocati dei genitori innanzi alla Corte d’Appello di L’Aquila, la quale il 19 dicembre 2025 ha confermato la decisione presa in primo grado.

La decisione

La decisione del giudice si fonda sulla situazione descritta nella relazione del Servizio Sociale e in quelle dei Carabinieri, dalle quali è emersa una negligenza genitoriale sotto diversi punti di vista.

Anzitutto, il giudice ha rilevato un pericolo di pregiudizio per l’incolumità e l’integrità fisica dei minori, data l’inagibilità della casa familiare, l’assenza degli impianti elettrico, idrico e termico e di adeguate condizioni di igiene e salubrità dell’abitazione.

Inoltre, dal punto di vista sanitario i genitori si sono rifiutati di sottoporre i figli agli accertamenti medici prescritti dalla pediatra, ossia una visita neuropsichiatrica infantile per una globale valutazione psicologica e comportamentale, nonché esami ematochimici per una valutazione dello stato immunitario vaccinale dei bambini.

Un’ulteriore criticità è stata ravvisata nella mancanza di vita di relazione. I minori, infatti, erano istruiti direttamente dai genitori al di fuori del sistema scolastico tradizionale (cd. istruzione parentale), senza peraltro che i genitori avessero esibito al Servizio Sociale, nè prodotto in giudizio, la dichiarazione annuale del dirigente scolastico della scuola più vicina sulla capacità tecnica o economica degli stessi di provvedere all’insegnamento. Ebbene, secondo il giudice, la deprivazione del confronto tra pari in età da scuola elementare (circa 6-11 anni) pregiudica il diritto del minore alla vita di relazione tutelato dall’art. 2 della Costituzione.

Ancora, il giudice ha rilevato da parte dei genitori la violazione del diritto dei minori alla riservatezza, dal momento che i fatti oggetto del procedimento sono stati ampiamente diffusi tramite i mezzi di comunicazione di massa — stampa, canali digitali, televisione e social network — con la divulgazione di informazioni idonee a rendere identificabili i minori, direttamente (mediante la pubblicazione di immagini) e indirettamente (attraverso i dati anagrafici e la residenza dei genitori). Con tale condotta i genitori hanno strumentalizzato i figli per perseguire un esito processuale favorevole in un giudizio nel quale assumono una posizione contrapposta a quella dei minori e in conflitto di interessi con gli stessi, ricercando tale risultato non nelle sedi processuali, ma attraverso la pressione dell’opinione pubblica sull’esercizio della funzione giurisdizionale.

Per questi motivi, il giudice di L’Aquila ha sospeso la responsabilità dei genitori e ha disposto l’allontanamento dei tre figli dalla loro abitazione nel bosco, collocandoli in una casa-famiglia a Vasto e affidandoli in via esclusiva al Servizio Sociale, incaricato di disciplinare la frequentazione tra genitori e figli.

Osservazioni

Oltre alle criticità sulle condizioni di sicurezza e igiene della cd. casa nel bosco, la pronuncia in esame offre spunti di riflessione soprattutto in merito all’importanza del diritto del minore ad una sana vita di relazione, la cui deprivazione giustifica la sospensione della responsabilità genitoriale e l’affidamento dei minori al Servizio Sociale.

Richiamando alcune teorie cognitivo-evolutive, il giudice di L’Aquila sostiene che il confronto e l’interazione con i compagni di scuola sono cruciali per l’apprendimento e il successo formativo del bambino e descrive alcuni dei potenziali effetti che la loro assenza può produrre:

  • difficoltà di apprendimento cooperativo e di sviluppare abilità sociali e comunicative: il bambino potrebbe avere problemi a partecipare efficacemente a lavori di gruppo e ad acquisire competenze sociali adattive (negoziazione, rispetto delle regole del gioco, gestione delle emozioni);
  • problemi di regolazione emotiva e difficoltà nella gestione del conflitto: il bambino potrebbe faticare a gestire i conflitti (non avendo imparato a negoziare e a comprendere le diverse prospettive), manifestando comportamenti di isolamento o, al contrario, di aggressività (bullismo);
  • mancanza di autostima e motivazione: il rifiuto o la mancanza di interazione con i coetanei espongono il bambino al rischio di isolamento sociale, portando a una bassa autostima e, in casi estremi, a sintomi di ansia sociale o depressione.

Per questi motivi, oltre che in considerazione delle gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all’integrità fisica e psichica, all’assistenza materiale e morale e alla riservatezza, il giudice di L’Aquila sia in primo sia in secondo grado ha collocato i bambini in una casa-famiglia e sospeso la responsabilità dei genitori.

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